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Malattie e parassiti
Fiore di cavolo
La mosca della cavolaia (Delia brassicae) è uno dei parassiti più dannosi per le colture di cavoli. Si tratta di una mosca di colore grigio-marrone, lunga circa 6 mm, le cui larve biancastre e prive di zampe rosicchiano le radici di diverse varietà di ortaggi della famiglia delle Brassicacee. Le piante infestate presentano un ritardo nella crescita, poi ingialliscono, appassiscono e muoiono, e possono essere facilmente estratte dal terreno. Oltre alle colture da radice, queste larve si insinuano anche nei tuberi del ravanello, rendendoli così immangiabili. La mosca della cavolaia produce 2 o 3 generazioni all’anno. La generazione primaverile di mosche si riproduce in aprile e maggio, quella estiva alla fine di giugno e in luglio e quella autunnale in settembre e ottobre. Le femmine depongono le uova in piccoli gruppi vicino al colletto radicale dei giovani tuberi. Le larve appena schiuse si insinuano nel terreno e inizialmente consumano le radici più sottili, per poi scavarsi una via all’interno dei tuberi, che perforano completamente.
Lumache e lumaconi
I lumaconi e le lumache prosperano in condizioni di umidità, motivo per cui li incontriamo più spesso negli anni ricchi di precipitazioni. Si nascondono in luoghi umidi e costantemente all’ombra, che fungono anche da rifugio per lo svernamento. Da questi nascondigli, in primavera, escono alla ricerca di cibo. Prediligono le foglie delle verdure della famiglia delle brassicacee e dell’insalata, le radici delle carote, i tuberi delle patate, i frutti delle fragole e spesso si insinuano anche nella frutta caduta. Nei giardini si incontrano più frequentemente la lumaca grande (nella foto su una foglia) e la lumacetta di campo.
Segatrice per colza
Gli esemplari adulti misurano circa 6-10 mm. Hanno la testa nera lucida, il torace è giallo-rossastro con macchie nere sul dorso, l’addome è di colore da giallo a rosso-giallo. Le ali sono di colore fumé con il bordo nero. La larva è lunga circa 18 mm, inizialmente di colore da grigiastro a grigio-verde, in seguito quasi nera, con due strisce longitudinali giallastre sui fianchi. La crisalide è lunga circa 7-11 mm, nascosta in un bozzolo nel terreno. Nel terreno svernano bruchi completamente sviluppati o crisalidi. Nel mese di maggio si schiudono gli adulti. Le femmine depongono le uova nei tessuti fogliari delle piante della famiglia delle Brassicacee. I bruchi danneggiano le foglie mangiandole e successivamente si impupano nel terreno. Nel corso dell’anno si hanno 2-3 generazioni.
Cavolo cappuccio
La falena della cavola (Mamestra brassicae) è una farfalla della famiglia delle Noctuidae, diffusa nelle zone steppiche, dove si trova soprattutto nei campi di ortaggi e negli orti. Ha 2-3 generazioni all’anno; nelle zone montane, invece, ne ha una sola. Le farfalle della prima generazione compaiono tra maggio e giugno, mentre quelle dell’ultima generazione a settembre. Sono lunghe 20 mm e di colore grigio-marrone. Le femmine depongono 20-30 uova sulla pagina inferiore delle foglie. Dopo 10-15 giorni si schiudono i bruchi. Il bruco della falena del cavolo è glabro e presenta tre paia di zampe toraciche e cinque paia di zampe addominali. I bruchi si nutrono all’interno delle teste di cavolo e le contaminano con le loro secrezioni. Creano fori irregolari e gallerie tra le foglie. Vivono su diverse piante e possono danneggiare cavoli, barbabietole e altre colture rosicchiando le foglie e sporcandole con i propri escrementi. Il bruco è lungo 40 mm, di colore verde e successivamente marrone. Dopo cinque muta, che durano circa due mesi, il bruco si seppellisce negli strati superficiali del terreno e si impupa. Sulla crisalide mummificata sono visibili i contorni della farfalla adulta.
Piccolo macinatore di cavolo
La farfalla della cavola (Pieris brassicae) è presente sia nei campi di cereali che in quelli di ortaggi. È una delle specie più diffuse di farfalle diurne e, al contempo, uno dei parassiti più pericolosi per le colture di cavoli; in alcuni anni si verificano addirittura fenomeni di proliferazione. Ha da due a tre generazioni all'anno. Le farfalle adulte sono bianche con una sfumatura giallastra. La punta delle ali anteriori è bordata da un’ampia macchia nera a forma di falce, mentre le ali posteriori presentano una macchia scura sul terzo esterno; le femmine, inoltre, hanno due macchie nere rotonde anche sulle ali anteriori. Questa differenza di colorazione tra i sessi è nota come dicroismo sessuale. Il parassita sverna sotto forma di crisalide verdastra senza bozzolo in vari luoghi riparati, ad esempio sulla corteccia degli alberi, sulle recinzioni e simili. Le farfalle appena nate volano già a maggio e, dopo l’accoppiamento, depongono le uova in gruppi di 20-50 sulla pagina inferiore delle foglie delle piante ospiti. Le piante ospiti originarie dei bruchi appartengono alla famiglia delle Brassicaceae, ad esempio la senape, la rapa, ma soprattutto il cavolo. Dopo circa un mese si impupano sulle piante, ma anche sui muri e sulle recinzioni. La crisalide è fissata al supporto tramite un appendice all’estremità dell’addome (cremaster) e una fascia composta da diverse fibre di seta. Lo stadio di crisalide della prima generazione dura 10-15 giorni. Le farfalle della seconda generazione depongono le uova sugli ortaggi a radice, sulle cui foglie, una volta schiuse, i bruchi si nutrono della parte inferiore, potendo arrivare a spogliarle completamente. Questa generazione provoca danni molto più gravi rispetto a quella primaverile e, in condizioni favorevoli, può svilupparsene anche un’altra.
Salti sulle profonditŕ
I saltatori sono piccoli coleotteri dotati di un terzo paio di zampe molto sviluppate e adatte al salto. Sono per lo più di colore scuro e alcune specie presentano le elitre decorate da strisce gialle longitudinali. Arrecchiano danno rosicchiando finestre o piccoli fori nelle foglie delle piante giovani. In caso di forte infestazione, i saltatori possono causare danni significativi alle piante giovani. La loro nocività aumenta con il clima secco e caldo. Le colture da radice sono danneggiate da diverse specie di altiche. La più diffusa è l’altica dei campi (Phyllotreta undulata), che presenta le ali con strisce gialle e misura 2-2,3 millimetri.
Afide del cavolo
Sulle colture di cavoli, l'afide del cavolo (Brevicoryne brassicae) provoca danni; a differenza della maggior parte degli afidi fogliari, è monospecifico. Infatti, danneggia tutto l'anno gli ortaggi della famiglia delle Brassicacee o la colza e sverna sulle piante della stessa famiglia sotto forma di uova. Provoca danni succhiando la linfa delle piante e, poiché forma enormi colonie sulle piante infestate, è in grado di indebolirle notevolmente. Sulle piante giovani danneggia le foglie centrali, che si deformano assumendo una forma a cucchiaio. L’afide del cavolo prospera in condizioni climatiche calde e secche e può avere fino a 20 generazioni all’anno.
La caduta delle piante in fase di crescita
La caduta delle piantine in fase di germogliazione è spesso causa di insuccesso nella pre-coltivazione di varie specie di ortaggi, ma anche di piante ornamentali. Sebbene vi contribuiscano diversi microrganismi, si tratta di una malattia complessa. La sua insorgenza, infatti, è fortemente influenzata dalle condizioni colturali che i coltivatori riescono a garantire alle piantine in fase di germogliazione, soprattutto in ambiente domestico, e che di fatto favoriscono o, al contrario, indeboliscono la vitalità e la resistenza delle piantine. Il presupposto fondamentale per la coltivazione di successo di giovani piantine di ortaggi o fiori è garantire condizioni il più possibile ottimali, tra cui la maggiore importanza spetta alla luce, alla temperatura e all’acqua, nonché al loro equilibrio reciproco. È inoltre necessario tenere conto delle esigenze delle singole specie di ortaggi e fiori. In ogni caso, cerchiamo di collocare le semine nei punti più luminosi dell’appartamento e di regolare la temperatura della stanza in modo che, in caso di scarsa intensità luminosa, le piante non si allunghino eccessivamente. Occorre prestare attenzione anche all’uso dell’acqua. L’umidità del terriccio va controllata regolarmente: non bisogna lasciarlo seccare completamente, ma non deve nemmeno diventare troppo bagnato. Va inoltre ricordata la necessità di un drenaggio nei vasi di semina, affinché il terriccio sia sufficientemente aerato. Per le semine dovremmo sempre utilizzare terriccio fresco, non troppo ricco di sostanze nutritive, poiché le giovani piante non ne hanno bisogno in grande quantità. Al contrario, la salinizzazione (eccessiva concimazione) del terreno può causare danni alle radici, attraverso le quali i microrganismi del terreno possono facilmente penetrare nelle giovani piantine. Oltre a una cura attenta e completa, possiamo trattare preventivamente le semine di ortaggi e fiori dopo la semina con un'irrigazione a base del preparato Previcur 607 SL. Si applicano 2-5 litri di soluzione per 1 m².
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